Secondo lavoro 2026: cosa può vietare il datore di lavoro

Prima la risposta

Un divieto generale non esiste. Il datore di lavoro può vietarLe un secondo lavoro solo se Lei gli fa concorrenza, se il Suo lavoro ne risente o se la sua reputazione ne soffre. Nel contratto può chiederLe di annunciare il secondo lavoro o di farlo autorizzare. E dove si applica la legge sul lavoro, i due impieghi contano insieme: al massimo 45 o 50 ore a settimana e undici ore di riposo consecutive.

Dove passa esattamente il confine lo hanno mostrato due sentenze del Tribunale federale. E più sotto calcoliamo con un esempio quanto in fretta una settimana normale con due lavori diventa troppo piena.

Il datore di lavoro può vietare un secondo lavoro?

Solo se il secondo lavoro viola il Suo dovere di fedeltà, cioè l’obbligo di tutelare gli interessi legittimi del datore di lavoro finché si è alle sue dipendenze. L’articolo 321a del Codice delle obbligazioni stabilisce che durante il rapporto di lavoro il lavoratore non può eseguire lavoro rimunerato per conto di un terzo «nella misura in cui leda il dovere di fedeltà verso il datore di lavoro, segnatamente facendogli concorrenza».

In pratica significa tre cose. Primo, niente concorrenza: chi è dipendente di un parrucchiere non taglia i capelli in privato alle stesse clienti nel fine settimana. Secondo, il Suo lavoro non deve risentirne. Chi di notte lavora in un bar e la mattina si addormenta in ufficio viola il dovere di fedeltà, anche se il bar non è un concorrente. Terzo, può diventare delicato un secondo lavoro che danneggia la reputazione del datore di lavoro, perché il primo capoverso dell’articolo 321a chiede di salvaguardarne con fedeltà gli interessi legittimi. Dato che questo capoverso vale sempre, anche un lavoro non pagato può diventare un problema, se La impegna al punto che il lavoro principale ne risente.

Tutto il resto, in linea di principio, non riguarda il datore di lavoro. E la questione tocca molte persone: nel 2025 in Svizzera 377’000 occupati avevano più di un impiego, l’8,1 per cento di tutti gli occupati senza contare gli apprendisti, secondo l’Ufficio federale di statistica. Nel 1991 erano il 4,1 per cento. Tra le donne la quota è quasi doppia rispetto agli uomini, ed è più alta tra le donne dai 40 ai 64 anni.

Grafico a punti: quota di occupati con più impieghi nel 2025. Donne 8,4% tra 15 e 24 anni, 8,5% tra 25 e 39, 12,1% tra 40 e 54, 12,7% tra 55 e 64, 7,3% da 65 anni, totale 10,5%. Uomini 4,8, 5,6, 6,0, 5,7, 8,1 e totale 5,8%.
Quota di occupati con più impieghi, per età e sesso, 2025. Fonte: UST, Rilevazione sulle forze di lavoro in Svizzera; quote calcolate da noi sui valori della tabella.

Se un determinato secondo lavoro sia permesso, però, spesso non lo decide la legge da sola, ma ciò che Lei ha firmato.

Che cosa può prevedere il contratto

Più di quanto molti pensino. La regola dell’articolo 321a non è imperativa: non figura in nessuno dei due elenchi di disposizioni a cui un contratto non può derogare (articoli 361 e 362 CO). Un contratto di lavoro, un regolamento del personale o un contratto collettivo di lavoro (CCL) possono quindi essere più severi della legge.

Le forme più diffuse sono due. L’obbligo di notifica chiede di comunicare al datore di lavoro che cosa fa accanto all’impiego e in che misura. La riserva di autorizzazione va oltre: serve il suo consenso prima di iniziare. Entrambe sono ammesse. L’associazione padronale Swissmem scrive nelle sue indicazioni per le aziende associate (in tedesco) che le attività accessorie non si possono vietare in quanto tali, mentre le clausole che richiedono un’autorizzazione sono del tutto ammissibili.

E se il contratto vieta qualsiasi secondo lavoro, anche se Lei lavora solo al 50 per cento? Una sentenza del Tribunale federale che abbia annullato espressamente una clausola del genere per un impiego a tempo parziale non l’abbiamo trovata. È chiara solo la direzione: il datore di lavoro Le paga metà settimana, e più basso è il grado di occupazione, più è difficile giustificare un interesse per il resto del Suo tempo. Prima di costruire una lite su questa domanda conviene quasi sempre parlarne e farsi dare un consenso scritto.

Il margine si restringe con il lavoro su chiamata. Se deve presentarsi quando l’azienda chiama, il Suo tempo è già impegnato, e un secondo lavoro con orari fissi è difficile da incastrare. Che cosa Le spetta per questa disponibilità lo spieghiamo nel nostro articolo sul lavoro su chiamata.

Presso la Confederazione, il Cantone e il Comune

Nel servizio pubblico valgono regole proprie, e sono più severe. I dipendenti della Confederazione devono comunicare tutte le attività svolte dietro pagamento al di fuori del rapporto di lavoro, e quelle gratuite se non si possono escludere conflitti di interessi. Serve un’autorizzazione se il secondo lavoro può diminuire le loro prestazioni o se rischia di creare un conflitto con gli interessi del servizio. Se un conflitto di interessi non si può escludere, l’autorizzazione è negata (articolo 91 dell’ordinanza sul personale federale). Cantoni e Comuni disciplinano la materia nel proprio diritto del personale. Chi lavora per loro consulta la legge sul personale o chiede all’ufficio del personale prima di accettare.

Come i tribunali tracciano il confine nel singolo caso lo mostrano due vicende arrivate fino a Losanna.

Due sentenze che mostrano il confine

Nel primo caso un dipendente ha perso il posto con un licenziamento immediato, nel secondo una dipendente ha potuto tenere la sua attività accessoria. A fare la differenza sono stati, ogni volta, gli accordi presi e il momento in cui si lavorava.

Un consulente alla clientela nel Canton Vaud ha avviato nel 2016 un allevamento di gatti. Il suo CCL gli imponeva di annunciare le attività accessorie. Ha sì scritto una mail a tutto il team sulla sua «chatterie familiale», un allevamento in famiglia, ma il sito web mostrava di più: gattini a 1’670 franchi, consegna a domicilio, pagamento con carta di credito e PayPal. Dal 21 marzo 2016 era in incapacità lavorativa al 100 per cento e in quel periodo è andato più volte a esposizioni feline in Francia e in Italia. Per l’allevamento usava il telefono aziendale. Il 7 giugno 2016 il datore di lavoro lo ha licenziato con effetto immediato. Il Tribunale federale ha confermato il licenziamento (sentenza 4A_379/2021, in francese). Secondo i giudici, un’incapacità lavorativa non è tempo libero di cui disporre a piacimento, indipendentemente dall’attività per cui vale il certificato medico. Per una violazione del genere non serviva un ammonimento.

Il secondo caso si è svolto in Vallese. Una dipendente lavorava al 100 per cento come responsabile di un centro per la cura delle ferite e del piede. Un accordo scritto le permetteva di offrire il martedì e il giovedì, nei locali dello studio, la pedicure estetica per conto proprio, versando il 15 per cento del fatturato. Ma ha trattato clienti anche in altri giorni, durante l’orario di lavoro. Il Tribunale cantonale ha contato 41 giorni di questo tipo tra ottobre 2021 e aprile 2022. Gli incassi di quei giorni spettavano al datore di lavoro e, dedotto quanto aveva già versato, lei doveva ancora pagargli 3’321.85 franchi. Il datore di lavoro ne chiedeva 23’956.50 ed è arrivato fino al Tribunale federale. Ha perso (sentenza 4A_552/2025 del 25 febbraio 2026, in tedesco). Il Tribunale federale ha confermato la decisione cantonale: un’attività accessoria è inammissibile solo se entra in conflitto con il dovere di fedeltà, e il datore di lavoro non aveva provato né una concorrenza né un calo delle prestazioni.

La lezione dei due casi è semplice. Un accordo scritto La protegge, ma solo nella misura in cui Lei lo rispetta. E i momenti più rischiosi non sono le normali settimane di lavoro, ma le eccezioni.

Vacanze, malattia, ore supplementari: i momenti delicati

In tre situazioni i due lavori rischiano più facilmente di scontrarsi, e la legge ha una risposta diversa per ciascuna.

Vacanze. Se durante le vacanze lavora dietro pagamento per qualcun altro e ciò lede gli interessi legittimi del datore di lavoro, questi può rifiutarLe il salario delle vacanze o chiederne il rimborso (articolo 329d capoverso 3 CO). Questa regola è imperativa, nessun contratto può modificarla. La legge non dice oltre quale soglia il Suo lavoro leda i suoi interessi. Le vacanze però servono a riposarsi: più lavora nel secondo impiego durante le vacanze dal lavoro principale, maggiore è il rischio. Come vengono pagate le vacanze nel secondo lavoro stesso, se lì riceve un salario orario, lo spieghiamo nell’articolo sull’indennità per le vacanze.

Malattia. Qui la sentenza sull’allevamento di gatti è chiara. Chi è assente per malattia e intanto svolge un’attività accessoria rischia il licenziamento immediato. Se il Suo certificato vale solo per un certo tipo di lavoro, per esempio perché non può sollevare pesi ma potrebbe lavorare alla scrivania, ne parli con il Suo medico e informi entrambi i datori di lavoro prima di continuare nell’altro impiego.

Ore supplementari. Le ore supplementari vanno prestate nella misura in cui Lei sia in grado di farlo e lo si possa ragionevolmente pretendere secondo le norme della buona fede (articolo 321c CO). Se un secondo lavoro fisso la sera basti per dire di no, la legge non lo dice espressamente. Comunichi quindi per tempo al datore di lavoro principale in quali giorni e orari ha già un impegno. Così l’azienda può pianificare, e Lei non si trova all’ultimo momento a dover scegliere.

Per le ore supplementari entra in gioco anche un secondo limite, che non sta nel contratto ma nella legge sul lavoro.

Quante ore si possono lavorare con due impieghi?

Quante ne consentono i limiti della legge sul lavoro (LL), calcolati sui due impieghi insieme. La Segreteria di Stato dell’economia (SECO) scrive nella sua pagina sulle diverse attività che le disposizioni «devono essere rispettate nel loro insieme, tenuto conto di tutte le attività svolte». Ogni datore di lavoro conta quindi anche le ore che Lei presta presso l’altro.

I limiti principali sono questi:

  • 45 o 50 ore a settimana. Le 45 ore valgono per le aziende industriali, il personale d’ufficio, gli impiegati tecnici e il personale di vendita delle grandi aziende del commercio al dettaglio, le 50 ore per tutti gli altri (articolo 9 LL). Di più è permesso solo eccezionalmente, come lavoro straordinario in caso di urgenza, al massimo due ore al giorno e 170 o 140 ore all’anno (articolo 12 LL).
  • Uno spazio di 14 ore al giorno. Tra l’inizio del primo lavoro e la fine dell’ultimo, pause comprese, possono passare al massimo 14 ore (articolo 10 LL).
  • Undici ore di riposo. Tra due giornate di lavoro ci sono almeno undici ore consecutive. Una volta a settimana il riposo può scendere a otto ore, se nella media di due settimane restano undici ore (articolo 15a LL).
  • Una semigiornata libera. Se il Suo lavoro si distribuisce su più di cinque giorni, ogni settimana Le spetta una semigiornata libera (articolo 21 LL), cioè una mattina dalle 6 alle 14 o un pomeriggio dalle 12 alle 20 senza lavoro.

Con il lavoro notturno i margini si restringono. La SECO cita l’esempio di chi lavora di giorno presso il primo datore di lavoro e di notte presso il secondo: in tutto sono permesse al massimo nove ore di lavoro, comprese in uno spazio di dieci ore. Il nostro esempio di calcolo mostra quanto in fretta una settimana normale con un secondo lavoro sfora i limiti.

Orario: ufficio da lunedì a giovedì 8–17, negozio lunedì e mercoledì 18–22.30 e sabato 8–16.30. 49 ore invece di 45, lunedì spazio di 14,5 ore, due volte solo 9,5 ore di riposo. Con il venerdì 14–18 al posto delle sere: 44 ore.
Una settimana con l’80 per cento in ufficio e un secondo lavoro nella vendita, prima oltre i limiti della legge sul lavoro e poi entro i limiti. Regole: LL art. 9, 10, 15a e 21; orario: il nostro esempio di calcolo.

Il Codice delle obbligazioni non prevede un obbligo esplicito di annunciare di propria iniziativa un secondo lavoro. Del rispetto dei tempi di lavoro e di riposo però rispondono i datori di lavoro, e la SECO chiede soprattutto al secondo datore di lavoro, che La assume a tempo parziale, di verificare con attenzione. Si aspetti quindi che al momento dell’assunzione Le venga chiesto dell’altro impiego, e indichi orari veritieri.

Pagina della SECO: più attività sono in linea di principio lecite e le regole valgono per tutti gli impieghi insieme; lavorando di giorno e di notte, al massimo 9 ore in uno spazio di 10, poi 11 ore di riposo. Rispondono i datori di lavoro.
Le regole della SECO sulle diverse attività: tempi di lavoro e di riposo valgono per tutti gli impieghi insieme. Fonte: seco.admin.ch, consultato il 20 ottobre 2026.

La legge sul lavoro non si applica ovunque. Non vale per esempio per le economie domestiche private e per le amministrazioni federali, cantonali e comunali (articolo 2 LL). Se lavora lì, il tempo di lavoro è regolato dal contratto, dal contratto normale di lavoro o dal diritto del personale. Per le assicurazioni sociali e le imposte questo non cambia nulla, e lì ogni datore di lavoro va considerato anzitutto a sé.

AVS, AD e infortuni: cosa vale con due datori di lavoro

Ogni datore di lavoro conteggia le assicurazioni sociali sul proprio salario come se l’altro non esistesse. Per l’AVS non è uno svantaggio, per l’assicurazione infortuni e per quella contro la disoccupazione (AD) ha delle conseguenze.

Assicurazione Cosa vale con due impieghi Limite
AVS, AI, IPG Ogni datore di lavoro Le trattiene il 5,3% e versa a sua volta il 5,3% Sotto 2500 fr. all’anno per datore di lavoro solo se Lei lo chiede
Assicurazione contro la disoccupazione 1,1% ciascuno, a carico Suo e del datore di lavoro Fino a 148’200 fr. di salario, per rapporto di lavoro
Infortuni nel tempo libero Coperti tramite un impiego di almeno 8 ore a settimana Si conta per datore di lavoro
Cassa pensioni Ogni impiego viene valutato a sé Vedi il nostro articolo sulla cassa pensioni

I tassi si trovano nel promemoria 2.01 sui contributi salariali e nel promemoria 2.08 sui contributi all’assicurazione contro la disoccupazione. Per un piccolo lavoro accessorio fino a 2500 franchi all’anno il datore di lavoro non deve conteggiare l’AVS, a meno che Lei non lo chieda. Se ha accettato il salario senza deduzioni, non può chiederlo in un secondo momento (articolo 34d OAVS). Per il lavoro nelle economie domestiche private e per gli impieghi presso produttori di danza e di teatro, orchestre, cori, radio, televisione e altri media, imprese di design, musei e scuole del settore artistico questo limite non vale: lì i contributi si pagano dal primo franco. Solo nelle economie domestiche c’è una piccola eccezione: fino alla fine dell’anno in cui compie 25 anni, i salari fino a 750 franchi per datore di lavoro sono soggetti a contributi solo se Lei lo chiede.

Per l’assicurazione infortuni contano le ore. Sul lavoro la copertura obbligatoria vale in ogni impiego. Contro gli infortuni nel tempo libero, invece, solo tramite un datore di lavoro presso cui lavora almeno otto ore a settimana (articolo 13 OAINF). Se in un impiego resta sotto questa soglia, lì almeno il tragitto per andare al lavoro e tornare conta come infortunio professionale. Se ha due piccoli impieghi con meno di otto ore ciascuno, per gli infortuni nel tempo libero non ha copertura tramite nessuno dei due. In quel caso interviene la cassa malati (articolo 1a LAMal). Se aveva sospeso la copertura infortuni presso la cassa perché un impiego già La assicurava, questa torna a valere non appena l’assicurazione tramite l’impiego viene meno (articolo 8 LAMal). Il cambiamento va comunque annunciato, altrimenti la cassa può esigere il premio per la copertura infortuni con gli interessi di mora (articolo 10 LAMal).

Per l’assicurazione contro la disoccupazione conta il salario di uno o più rapporti di lavoro. Non è però assicurato il guadagno accessorio che Lei consegue al di fuori del normale orario di lavoro (articolo 23 LADI). Due impieghi al 50 per cento formano insieme il Suo normale orario di lavoro. Il lavoro serale accanto a un impiego a tempo pieno invece no, e non conta per il guadagno assicurato. Sul caso intermedio di un dipendente con un impiego all’80 per cento e un secondo lavoro come giocatore di hockey su ghiaccio, il Tribunale federale ha deciso così: il salario dell’impiego principale conta per intero, quello del secondo lavoro solo per la parte che manca per arrivare al 100 per cento (DTF 126 V 207, in tedesco). Se e come due piccoli impieghi entrano nella cassa pensioni lo abbiamo calcolato nell’articolo su tempo parziale e cassa pensioni.

Imposte: il secondo lavoro conta per intero

Per un secondo lavoro non esiste una tariffa fiscale propria né un importo esente. Sono imponibili tutti i proventi da un’attività dipendente (articolo 17 LIFD), e ogni datore di lavoro deve rilasciarLe un certificato di salario. Entrambi i certificati vanno allegati alla dichiarazione d’imposta. Dato che i salari si sommano, con il secondo lavoro sale anche l’aliquota su tutto il reddito.

Qualcosa torna indietro con le spese professionali. Per l’imposta federale diretta può dedurre per un’attività accessoria un forfait del 20 per cento del reddito netto, almeno 800 e al massimo 2400 franchi all’anno, secondo l’appendice dell’ordinanza sulla deduzione delle spese professionali. Se le Sue spese sono più alte, può documentarle e dedurre quelle. Per l’imposta cantonale e comunale valgono le regole del Suo Cantone, indicate nelle istruzioni per la dichiarazione d’imposta.

Se paga l’imposta alla fonte, per esempio con un permesso B, un punto è particolarmente importante. Secondo la circolare n. 45 dell’Amministrazione federale delle contribuzioni deve comunicare a ogni datore di lavoro se ha altri impieghi. Se non indica né il grado di occupazione né il salario dell’altro impiego, ogni datore di lavoro converte la sua parte al 100 per cento per determinare l’aliquota. Con gradi di occupazione bassi questo può portare a una trattenuta più alta del necessario. Se comunica a entrambi il grado di occupazione complessivo, calcolano con il valore giusto. Se la trattenuta non torna comunque, entro il 31 marzo dell’anno successivo può chiedere un ricalcolo o una tassazione ordinaria ulteriore.

Resta la domanda di come dirlo al datore di lavoro senza che sembri l’annuncio di una disdetta.

Come parlarne con il datore di lavoro

In modo breve, oggettivo e per scritto. Prima verifichi nel contratto, nel regolamento del personale e in un eventuale CCL se vale un obbligo di notifica o di autorizzazione. Se non c’è, annunciarlo è comunque saggio: così è chiaro che non nasconde nulla, e ha una prova se un giorno qualcuno chiede. Basta una mail, per esempio così:

Buongiorno [nome],

Per informazione: dal [data] svolgerò un’attività accessoria come [attività] presso [tipo di azienda], circa [numero] ore a settimana, [giorni e orari]. L’attività non è in concorrenza con la nostra azienda, e nel complesso i tempi di lavoro e di riposo restano rispettati.

Se per questa attività serve un’autorizzazione, chiedo gentilmente una breve conferma scritta.

Cordiali saluti, [nome]

La mail non dà del tu né del Lei al destinatario, quindi va bene in qualsiasi azienda. Conservi la risposta. Nel caso vallesano è stato proprio un accordo scritto di questo tipo a permettere alla dipendente di tenere gli incassi del martedì e del giovedì, meno il 15 per cento pattuito.

Prima di accettare

Prima di firmare, faccia una volta il conto della settimana con entrambi i lavori: ore settimanali, spazio giornaliero, riposo tra la sera e la mattina e semigiornata libera. Verifichi se in uno dei due impieghi lavora almeno otto ore a settimana, altrimenti Le serve una copertura propria per gli infortuni nel tempo libero. E se paga l’imposta alla fonte, comunichi a entrambi i datori di lavoro il grado di occupazione complessivo.

Se sta ancora cercando il secondo lavoro giusto, trova sempre nuovi impieghi a tempo parziale in tutta la Svizzera e incarichi a termine tra i lavori temporanei. Al colloquio chieda subito in quali giorni e orari avrebbero bisogno di Lei. La risposta Le mostra se il lavoro trova davvero posto accanto al primo.

Domande frequenti

Devo dire al datore di lavoro quanto guadagno con il secondo lavoro?
Il Codice delle obbligazioni non lo richiede. L’associazione padronale Swissmem consiglia clausole di notifica sul tipo, l’entità e il contenuto dell’attività accessoria, non sul salario. Diverso è il caso dell’imposta alla fonte: lì Lei deve dire a ogni datore di lavoro se ha altri impieghi, e conviene indicare il grado di occupazione complessivo, altrimenti ogni impiego viene convertito al 100 per cento.
Posso già lavorare per il nuovo datore di lavoro durante il termine di disdetta?
Il dovere di fedeltà vale finché dura il rapporto di lavoro, quindi fino all’ultimo giorno del termine di disdetta, anche in caso di esonero dall’obbligo di lavorare. Se il nuovo datore di lavoro è un concorrente, lavorare per lui dietro pagamento prima di quella data è rischioso. Chieda il permesso al datore di lavoro attuale e si faccia dare una conferma scritta.
Il divieto di concorrenza del contratto vale anche per un secondo lavoro?
Il divieto di concorrenza previsto dall’articolo 340 CO riguarda il periodo dopo la fine del rapporto di lavoro. Finché il rapporto dura, non serve: è già il dovere di fedeltà a vietarLe di fare concorrenza al datore di lavoro. Un secondo lavoro in un altro settore non è toccato né dall’uno né dall’altro.
Con due lavori pago l’AVS due volte?
No. Ogni datore di lavoro trattiene il 5,3 per cento del salario che Le versa e aggiunge la stessa quota. Tutto confluisce sullo stesso conto AVS e conta più tardi per la Sua rendita. L’unico lavoro in più è il secondo certificato di salario da allegare alla dichiarazione d’imposta.
Serve un’autorizzazione per un’attività accessoria indipendente?
Verso il datore di lavoro valgono gli stessi limiti di un secondo lavoro da dipendente: niente concorrenza, nessuna conseguenza sul Suo lavoro, nessun danno alla reputazione dell’azienda, più quello che il contratto prevede in aggiunta. Per l’AVS, su un reddito accessorio da attività indipendente fino a 2500 franchi all’anno Lei paga i contributi solo se lo chiede. Oltre questa soglia deve annunciarsi alla cassa di compensazione.

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